La direzione
spirituale secondo
Kiko Arguello
Premessa
Per aiutare quanti desiderano conoscere
meglio il Cammino neocatecumenale, pubblichiamo gli interrogatori che Kiko fa
al termine della convivenza del 2° Scrutinio. Con questa convivenza si
concludono i quattro anni di cammino che costituiscono il “pre-catecumenato”.
Prima di passare al vero “Catecumenato”, è necessario che gli aspiranti
partecipino alla convivenza del 2° Scrutinio che si conclude con
l’interrogatorio che Kiko, o i suoi catechisti, farà di tutti i partecipanti
desiderosi di proseguire il Cammino.
Per evitare le accuse di “estrapolazione”
dei testi kikiani, incapaci di esprimere - si dice - il vero pensiero
dell’autore, riportiamo il testo integrale degli interrogatori fatti dallo
stesso Kiko. Questi interrogatori
sono contenuti negli “Orientamenti alle èquipes dei catechisti per il secondo
scrutinio battesimale”: Appendice I. “Alcuni dialoghi di scrutinio” (pag.
167-190). Questo testo riporta, come è scritto nella copertina, gli “appunti
tratti dai nastri dei secondi scrutini fatti da Kiko e Carmen ad alcune
comunità di Roma, Madrid e Barcellona nel 1977.
La pubblicazione di questo testo – “pro
manuscripto” – è stata fatta a cura del Centro Neocatecumenale “Servo di Jahwè”
in S. Salvatore. Piazza S. Salvatore in Campo. 00185 Roma. Tel 65.41.589.
Siamo perciò di fronte ai testi ufficiali
editi e curati dai dirigenti stessi del Cammino neocatecumenale.
Il 2° Scrutinio si svolge alla fine di una
convivenza di tre giorni. Gli interrogatori vengono fatti nelle ore serali e
vengono avanti per mesi. “Ogni membro è passato al vaglio da una èquipe di sei
catechisti, o da Kiko stesso se è presente, davanti al resto della comunità.
L’aspirante catecumeno viene invitato, a sedersi su una sedia al centro della
stanza; accanto, sulla destra c’è l’asta con la croce, davanti a lui sta la
commissione giudicante e tutt’intorno, in cerchio, il resto della comunità”.
La lettura di questi interrogatori,
conosciuti soltanto perché quelli che li hanno riportati erano autorizzati a
farlo, riteniamo sia da sola sufficiente a far comprendere meglio finalità,
metodi e dottrine del cammino neocatecumenale.
Non aggiungeremo, perciò, nessuna nota di
commento. Sono nostre soltanto le sottolineature.
Per comprendere meglio lo svolgimento
dello scrutinio e delle domande che durante lo stesso verranno rivolte,
riportiamo alcuni pensieri espressi da Kiko.
“Non
sapete che nel mondo nessuno vuol essere libero? Per questo ci leghiamo. Per
questo un uomo si sposa e magari si cerca una donna più vecchia di lui perché
vuole avere una madre. Per questo i partiti politici hanno tanto successo nelle
università: perché i giovani hanno il problema di scegliere. Essere uomo
significa scegliere liberamente. Ed essi hanno paura di scegliere, perché
scegliere significa decidere e decidere significa poter sbagliare. L’uomo ha
paura di sbagliare. Per questo se arriva un leader, se vedono qualcuno che
decide per loro sono disposti a consegnargli la loro libertà: “Dimmi quel che
devo fare, dimmelo tu, decidi tu per me”. È una forma estremamente
adolescenziale di vivere la vita.
Il
cristianesimo non è così. Per questo anticamente dicevano: “I buoni direttori
spirituali sono quelli che non ti dicono nulla. Se tu vai da un direttore
spirituale ed egli ti dice cosa devi fare, non è un buon direttore spirituale.
Esattamente perché la Chiesa questo lo aveva già scoperto. C’era moltissima
gente che cercava un direttore spirituale perché non voleva decidere da sola.
Dice
il talmud che chi domanda quello che deve fare non ha capito la legge. Non ha
capito lo spirito della legge chi domanda: che cosa devo fare?” (pag. 144).
Precedentemente,
a pag. 140, aveva detto: “Io volevo farmi monaco”; ma successivamente:
“accettai completamente che il mio direttore spirituale mi dicesse di non farmi
monaco”.
Nel
2° scrutinio, al termine del venerdì sera egli dice: “I responsabili delle
varie comunità consegnano ai catechisti gli elenchi delle loro comunità perché
i catechisti possano formare i gruppi per il questionario della mattina dopo (separare
le mogli dai mariti, i figli dai genitori, etc., per avere più libertà nel
questionario). (pag 27).
Nel
giorno successivo, il sabato, vengono distribuiti i questionari. La mattinata
era iniziata con spiegazione delle tentazioni di Gesù nel deserto (Mt. 4,1-11).
Prima tentazione: la tentazione del pane.
Seconda tentazione: la tentazione della storia.
Terza tentazione: la tentazione degli idoli.
“Sulle tre tentazioni “noi abbiamo fatto tre domande”.
(pag. 45)
Queste
domande si devono fare in una forma personale, individuale.
Lo schema è questo: prima rispondere da soli, poi in un piccolo gruppo,
e lo scopo è quello di essere un pochino sinceri cioè a guardare meglio
interiormente...
..... Dovete conservare le risposte, perché poi su
queste sarete scrutati dai vostri catechisti; domani potete anche
modificarle o cambiarle, non ha importanza, l’importante è che quando sarete
scrutati voi siate sinceri.
L’importante è veramente toccare il fondo di noi stessi
in maniera tale che più cercate di fare luce su queste domande più
profondamente sarà illuminata la vostra realtà. Infatti
abbiamo dentro di noi molte tane con molti demoni accovacciati,
che stanno nascosti. In questa convivenza sono tutti impauriti, buoni, zitti
lì dentro i buchi; con la Parola, con i canti, con il Vangelo li abbiamo
ammutoliti, li abbiamo resi inoperanti e oggi sono come se non esistessero
aspettando che finisca la convivenza e tu dimentichi completamente questo per
dire: “Ma che fai? Non vedi che sono tutte parole, non vedi che ti stanno
fregando, ti vengono odii, ti vengono rancori e la tua vita comincia già ad
essere un inferno, la poca pace che portavi dentro quando sei arrivato qua
cominci a non averla più...
Scrivete
il questionario. Ogni tentazione l’abbiamo divisa in tre punti:
a) – Prima del cammino
b) – Durante il
cammino
c) – Oggi.
Adesso vi leggeremo le tre domande del questionario
perché tutti le possiate copiare.
Questo questionario è importantissimo. Su queste domande lavorerete questo pomeriggio e su di
esse sarete scrutinati uno ad uno, davanti a tutti durante questo scrutinio.
Dovete scrivere le risposte bene, perchè quando sarete scrutati dovrete leggere
le risposte” (pag. 46).
QUESTIONARIO
(pag.
47)
1a
tentazione del pane
a) – Prima della catechesi dove mettevi la tua sicurezza? Dì fatti
concreti.
b) – Durante il cammino hai sperimentato un cambiamento di
direzione? Dì fatti concreti.
c) – Oggi, in quali cose concrete ancora metti la tua sicurezza?
Luca 12, 13-40
2a
tentazione; del tentare Dio – della storia
a) – Prima della catechesi quali fatti concreti non accettavi
della tua realtà di vita?
b) – Hai sperimentato durante questo cammino un cambiamento? In
che cosa? Dì fatti concreti.
c) – Oggi, concretamente, ancora che cosa non accetti della tua
vita o ti risulta difficile capire?
Matteo 16, 24-26
Luca 14, 25-35
Giovanni 3, 8 ss,
Giovanni 12, 24-28
3a
tentazione sugli idoli
a) - Enumera gli idoli del mondo di oggi. Prima della catechesi
sei stato loro schiavo?
b) - Durante questo cammino hai sperimentato qualche vittoria di
Gesù Cristo su questi idoli? Dì fatti concreti.
c) - Oggi, concretamente, di quali idoli sei ancora schiavo?
Luca 16, 10-15
Luca 18, 24-28
Spiegazione
sul modo di lavorare sul questionario (pag. 48).
Allora
fratelli, dopo pranzo rispondete nella vostra camera da soli, senza leggere il
Vangelo. Dopo vi riunirete in èquipes e ciascuno, senza discutere nulla dei
fratelli, rispettandovi molto, confrontate un poco le risposte. L’èquipe è un
aiuto, non c’è segretario, responsabile: è un aiuto dai fratelli affinchè tu
risponda meglio. Dopo si fa l’Eucarestia e poi si cena.
È molto importante rispondere a
questo questionario con totale sincerità. Sarete scrutati non da uno
qualunque ma dallo stesso Gesù Cristo che è presente nella sua Chiesa e che
oggi ci scruta e ci aiuta. Questo scrutinio ha lo scopo di aiutarci, non di
condannarci. È per fare conoscere meglio la vostra realtà. Pertanto molta
sincerità.
Per
prima cosa vi daremo un tempo perchè possiate
rispondere individualmente, da soli. Vi mettete in preghiera e poi scrivete
le vostre risposte, ad una ad una, senza leggere alcun brano del Vangelo. Le risposte scritte: non tralasciate nulla per dopo, per improvvisare. Rispondete
spontaneamente.
Dopo
aver lavorato individualmente vi riunirete in gruppi di 5 o 6,
che ora leggeremo. In questo gruppo non c’è nessun segretario né qualcuno che
deve fare un riassunto. Lo scopo di questo gruppo è di aiutarvi a pregare, a
leggere il Vangelo, e a rispondere più concretamente, dialogando sulle risposte
che avrete dato.
Questo vi aiuterà ad approfondire le risposte, non a
controbattere. Leggete la prima domanda e uno dopo
l’altro rispondete. Se vedete che un fratello risponde superficialmente che vi
sembra che non va, gli potete fare delle domande, dialogando in gruppo, non per
scrutarvi uno all’altro né per arrivare ad una conclusione, ma per aiutarvi uno
all’altro confrontandovi e ripensando più profondamente le risposte. Il gruppo
aiuterà a non ingannarsi, ad essere più sinceri, a rispondere più nella verità.
Le èquipes le abbiamo mescolate, separando le coppie e i familiari,
perché possiate essere completamente sinceri nel parlare di sesso, di denaro,
ecc., ed essere molto onesti di fronte a Gesù Cristo e ai fratelli della
comunità. Così facendo potrai andare correggendo le risposte che hai dato;
perché hai visto che il fratello ti ha aiutato, perché alcune volte ti sei
ingannato. Questo lavoro in èquipes è un momento di riflessione su queste tre
tentazioni e la Parola vi aiuterà ad illuminarle.
Dopo
aver letto tutte le risposte alla prima tentazione e aver commentato, leggete
la Parola di Dio. Lo potete fare in piedi per stare più attenti. Dopo passate
alla seconda tentazione e poi alla terza.
(Pag.
49) Ora leggo le èquipes. I membri di ogni èquipe vi vedete fuori un momento
per accordarvi sul luogo dove vi incontrerete. Da adesso e fino al momento del
pranzo lavorerete individualmente. Dopo mangiato ed un tempo di riposo vi
riunite per lavorare in èquipe. Dopo celebreremo l’Eucarestia e infine la cena.
Vi ripeto l’importanza di lavorare seriamente sopra questo questionario perchè
su di esso sarete scrutati nei giorni seguenti.
ALCUNI
DIALOGHI DI SCRUTINIO
(pag. 159)
I
Kiko: Prima del
cammino catecumenale, in che cosa mettevi la tua sicurezza?
– X. : Io mettevo la mia
sicurezza nella mia posizione, in un preteso prestigio. Ero un uomo che voleva
distinguersi molto. Nella personalità, nell’amicizia, nel denaro, nel
conseguire una posizione sociale il più alto possibile; in qualche colpo di
fortuna che mi permettesse di occupare il posto cui credevo avere diritto. In
tutto, nel sesso, in qualsiasi cosa.
Kiko: Cioè,
fondamentalmente tu mettevi la tua sicurezza nel prestigio, nel denaro, nel
poter trovare nella vita il posto che volevi per te. Hai visto un cambio di
direzione nel cammino?
– X.: Sì, In questi anni Dio
si è incaricato di farmi fallire e di pormi nella verità, mi ha mostrato
che sono solo un codardo che cerca se stesso in tutto. Un vanitoso, un
sempliciotto; che sono un imbecille che si crede furbo, che sono
insicuro per natura. Però benedico Dio perché questa illuminazione mi sta
avvicinando all’amore.
Kiko: Oggi, in quali
cose metti ancora la tua sicurezza?
– X.: Oggi ho scoperto un’opera
molto profonda e molto dolorosa che Dio sta facendo in me, che nel fondo
continuo a credere che la vita mi viene dal denaro; me l’ha fatto vedere nel
fatto che non sopporto di avere debiti.
Non accetto, nella professione, di dovermi lasciare aiutare
economicamente. Cioè la mia vita continua ad essere nel denaro come cosa molto
importante.
Kiko: Seconda
tentazione: prima del cammino che cosa non accettavi della tua vita?
– X.: Non accettavo
la incultura di mia madre, la povertà e la poco energia di mio padre. Mio padre
lo sto scoprendo nel cammino. Non accettavo l’ingiustizia sociale, perché mi
credevo giusto, anche se mi sapevo ladro. Non accettavo il peccato di mia
moglie né dei miei figli. Non accettavo di non occupare un posto migliore nella
vita. Non accettavo che qualcuno mi comandasse, benchè fingessi di obbedire.
Non accettavo di essere un uomo debole. Mi coprivo col cinismo e l’ipocrisia,
se non incontravo in casa ciò che volevo, lo cercavo fuori.
Kiko: Ho visto un
cambiamento di direzione nel cammino?
– X.: Ho visto
chiaramente che io sono un blasfemo che ho sempre cercato la mia vita. Che
non posso amare in Gesù. Che ho traumatizzato i miei figli. Che mai sono
stato giusto con alcuno. Giudico tutti. Tutto è sempre stato in funzione
mia. Sono un uomo che si cerca in tutto. Non ho mai accettato di essere
dominato da mia moglie e costantemente sono stato in ribellione di
fronte agli avvenimenti che Dio mi ha posto, in quanto non erano conformi al
mio gusto. Che ho invidia del coraggio di mia moglie e la giudico
costantemente.
Kiko: Ancora oggi ti
riesce difficile capire che cosa, cosa non accetti?
– X.: La catechesi di
questa mattina mi ha illuminato molto perché ho visto che era verità il
fariseismo che c’è in me. Io pure carico gli altri di pesi che non posso
portare, filtro il moscerino ed ingoio il cammello. Sono un fariseo che si
sforza nel compiere la legge e mi ribello di fronte alla mia impotenza. Benché
abbia esperimentato la gratuità non la posso accettare perché non è sparito
da me il moralismo. Pure ho scoperto che esigo da Dio che mi faccia
cristiano come se io avessi qualche diritto. Ho scoperto pure che non posso
pregare quando voglio e questo mi ha fatto ribellare molte volte. Sono un
superbo che deve sedersi tutti i giorni nel trono di Dio. In definitiva
passo il giorno esigendo da Dio che mi cambi perché la croce mi scandalizza.
Solamente quando son potuto entrare nel tempo di Dio – e questo è successo poco
tempo fa, allo Shemà – ho visto quanto sia ridicolo tutto questo; cioè che io
ho problemi che ingrandisco, che mi distruggono e mi ammazzano. Che sono un
comodo e un pigro. Cerco una vita che non è quella che Dio mi pone davanti.
Kiko: Terza
tentazione: gli idoli del mondo. Per te quali sono? Enumerali.
– X.: Denaro, titoli,
sesso, prestigio, potere, famiglia, salute, l’età, la razza...
Kiko: Tu sei stato
schiavo di questi idoli, prima del cammino?
– X.: Di tutti
assolutamente.
Kiko: Hai
esperimentato qualche vittoria concreta che puoi spiegare come dovuta a questo
cammino, sopra qualcuno di questi idoli?
– X.: Solamente
riguardo al sesso. Senza alcuno sforzo il Signore mi ha permesso di
guardare le donne come sorelle, con occhi limpidi, ed è sparita o si è
camuffata, non lo so perché nel fondo sono lo stesso, la mia ossessione
sessuale. Lo sto scoprendo oggi, domani non lo so.
Kiko: Ancora oggi di
quale idolo ti senti schiavo?
– X.: Bene, eccetto
il sesso, per la misericordia di Dio, di tutti gli altri.
Kiko: (domanda
alla moglie) Vediamo un pò, io vorrei chiederti, davanti a tutti i
fratelli, qui pubblicamente, se tu credi una cosa sola: se tuo marito ha avuto
veramente un principio di conversione, grazie al cristianesimo. Se sta
cambiando di mentalità. E tu, siccome hai visto il suo comportamento in casa,
puoi testimoniarlo. Se hai prove e fatti di che tuo marito, grazie all’incontro
con Gesù Cristo che ha avuto in questo cammino, ha reazioni diverse che prima
non avrebbe avuto.
– X.: Sì.
Kiko.: Puoi sederti.
(Chiede adesso al presbitero della comunità).
– P.: Io conosco X
dall’anno 70 e posso testimoniare che è un altro differente, completamente
cambiato.
Kiko: Un momento. Tu
come presbitero puoi testimoniare... Primo, ha fatto il cammino nella sua
parte tecnica, ha fatto i temi, è venuto alla comunità?
– P.: Sì.
Kiko:
Indipendentemente da questo. Tu come presbitero, e che lo conoscevi da
prima, puoi dire che c’è stato un cambiamento in lui, un principio di
conversione?
– P.: Assolutamente.
Kiko: Puoi sederti. Adesso
voglio sapere dalla comunità, sinceramente, se qualcuno di voi conosce un
fatto che sia cristiano, che vada a suo favore, o alcun fatto che non sia
cristiano, che sia scandaloso, che possiate dire negativo, se qualcuno crede di
poter dire qualche cosa, potete dirla.
– C.: Credo che in
suo favore...
Kiko: No, nulla di
giudizi, che sembrano a te. Fatti.
– C.: Le difficoltà
che ha avuto molto gravi per infermità nella sua famiglia, come ha potuto
superarle.
Kiko: Tu ti sei
provato con il denaro?
– X.: Credevo di sì,
ma ho visto che no perché quello che ho fatto è stato in qualche modo per
giustificarmi, mi costruiva molto, ma non mi serviva a benedire Dio perché
cercavo me stesso, se potevo dare qualcosa mi sentivo molto orgoglioso.
Kiko: Vediamo: in
questo momento tu vuoi entrare nel catecumenato?
– X.: Sì.
Kiko: Il Signore sta
per fare con te un’alleanza. Si chiama l’Alleanza del sale. In questa
alleanza il Signore si impegna, giura per il sangue di suo Figlio Gesù
Cristo di introdurti nella Terra Promessa, cioè di farti cristiano.
Non sulle tue forze,
ma sulle sue proprie forze. Ma perché il Signore possa agire ha bisogno
solamente di una coda; che tu sia d’accordo che distrugga gli idoli nei quali
ti eri appoggiato fino ad oggi. Perché il Signore ti rispetta, è un cavaliere e
non può operare in noi se noi non lo lasciamo. Perché egli possa operare, prima
di entrare a conquistare la Terra Promessa con Giosué – lo abbiamo visto nello
Shemà – il Signore chiede che lo si abbia come unico Dio per fare un’alleanza
con loro. Dopo si incaricherà Lui perché vincano tutti i loro nemici. Tu hai
una serie di nemici, che sono l’ira, la lussuria, i sette peccati capitali, le
sette nazioni che ci dominano e il Signore te li distruggerà. Quando Egli ti
dica: “Adesso puoi attaccare”. Prima non potevi. Quando Egli ti dica:
“All’anatema”, tu non tirarti indietro, non aver compassione di loro. Vedrai
che io ti dò la forza e senza alcuno sforzo potrai vincere questi
nemici. Perché questo si realizzi in te, perché Egli possa agire in te e
distruggere il corpo di peccato che ti ha portato ad appoggiarti al denaro, nella
tua idea moralista, nel sesso, nella tua giustizia..., hai bisogno di
essere aiutato. Io vedo qui una cosa con rispetto alla tua famiglia. Secondo
quello che abbiamo visto questa mattina, ti senti capace di odiare tua
moglie e tua madre?
– X.: Sì.
Kiko: Tu hai dietro
di te tutta questa situazione che hai raccontato un pò di tua madre e di tuo
padre che vorresti fossero stati diversi... Non accetti la realtà in cui Dio ti
ha posto. È molto importante l’accettare la storia che Dio ci dà. Chi si
ribella contro la sua storia si ribella contro Dio che in definitiva è
l’Autore della storia o perlomeno l’ha permessa. In questi momenti il Signore
ti chiede che tu lo faccia l’Unico Dio. Che tu sia disposto ad odiare tuo
padre, tua madre, te stesso, il concetto che hai di te stesso. Perché se
sei sempre fuggito da ciò che ti abbassava socialmente, perche tua madre
credeva che una condizione sociale più alta perché tu ti sei sempre creduto non
so chi, per qualsiasi motivo, se non hai accettato questo, se sempre hai
cercato te stesso, come puoi seguire Gesù che è il Servo di Jahwè, che sarà
considerato sulla terra come uno straccio sporco, colui che si prende gli
schiaffi di tutti, nella società in cui ti trovi, nel lavoro... Non potresti.
Bene, tu ti senti oggi capace di rinunciare a Satana che per la
paura che hai della morte ti ha portato ad appoggiarti nel prestigio, nel
denaro, nel sesso, ecc? Rinunceresti ai falsi idoli del mondo e davanti a tutti
proclameresti che l’unica cosa che credi veramente, nella quale tu puoi
ottenere la vita eterna, è la Roccia in...
– X.: Nel nome di
Gesù, sì.
Kiko: Allora devi
dare un segno. Un segno che deve essere con Dio, in segreto, di denaro,
che esprima realmente questo gesto. Voi rinuncerete pubblicamente a Satana,
come dicono i Padri della Chiesa, come se stesse presente. Vi alzerete
pubblicamente nel Rito dicendo: “Io, tizio, rinuncio a te Satana, che per
il timore che ho della morte mi hai ingannato sempre in modo che io mi appoggi
nell’affetto, nel denaro, nel sesso, nel prestigio, e mi hai obbligato sempre a
scappare dalla croce, mi hai detto che Dio non mi amava, mi hai ingannato
con...”.
Così direte con il braccio disteso e
indicando Satana. “E io oggi, tizio, pubblicamente, davanti a tanti testimoni,
e solennemente, rinnuncio al potere che hai avuto su di
me e mi accosto alla Chiesa e lo esprimo con questo segno”. Allora chiederete
alla Chiesa – in ginocchio e con le mani stese, di poter entrare nel
catecumenato. Siccome voi con la vostra libertà avete rinunciato a Satana,
la Chiesa ha il potere di esorcizzarvi. I riti non sono magici. Cristo non può
espellere da voi il male, se voi credete che il male è un bene e siete
d’accordo con esso. Dopo di questo il presbitero dirà: “Spirito del male, nel
nome di Gesù di Nazaret, esci da questa creatura e lascia il posto allo Spirito
Santo Paraclito”. Quindi invocherà lo Spirito Santo che discenda sopra di te e
avrai lo Spirito Santo che comincerà a farti poco a poco un tempio di Dio.
Una cosa voglio dire: nessuno si fa cristiano una volta per
sempre, non pensate che dopo questo scrutinio già è finito, già non pecchi più.
Attenzione, eh! Sempre il cristiano vive nella precarietà, in combattimento
costante. Precarietà significa che non si può essere un borghese né un ricco
spirituale: “Già abbiamo assicurato il cielo, già siamo nel cielo”. Mai! In
quanto camminiamo, mai! Sempre saremo cristiani che vivono nella precarietà
quotidiana. Che ogni giorno può rovesciarsi tutto, ogni giorno possiamo
scacciare a pedate lo Spirito Santo. Per questa ragione dice il Vangelo che
quando lo Spirito maligno esce da noi, se ne va al deserto e siccome non gli
piace stare nel deserto, prende con sé altri sette demoni peggiori di lui e
tenta di entrare nella casa, e trovandola vuota e ben adorna vi entra dentro e
lo stato che segue è peggiore di quello anteriore. Che vuol dire questo? Questo
non si capisce, non è vero? Bene, ma io ve lo spiego molto bene, sono qui per
questo, per spiegarvi.
L’accento di questa parabola sta nel “vuota”. Mai la Chiesa ha
espulso nessun demonio dal corpo dell’uomo senza riempire il corpo in questo
momento di Dio, dello Spirito Santo. Quando il demonio tenta di entrare, se
trova la casa “piena” dello Spirito Santo non può entrare. Anche se viene con
cinquemila demoni. Ma se la trova “vuota”, perché lo Spirito Santo se n’è
andato, e se n’è andato perche l’hai scacciato...
Lo Spirito Santo è un pò come una
damigella, è molto gentile, si contrista rapidamente.
Si trova dentro di te, ma se tu la obblighi a fare qualcosa che gli ripugna se
ne va, non collabora con te. Capite? Se ne andò. E adesso viene il demonio e
trova la casa vuota ed entra rapidamente perché Gesù Cristo non c’è. E questo
può succedere. Vi sarà successo già nel primo scrutinio, non è vero? E vi
succederà forse dopo. Bene, voi darete un segno, serio, in segreto, tra Gesù
Cristo e voi. Questo denaro assolutamente si darà ai poveri. Le altre
comunità prima di voi che sono di gente molto povera – perché i ricchi non li abbiamo
lasciati entrare – hanno dato 2 milioni di pesetas. Questi due milioni di
pesetas (= 20 milioni di lire) si consegneranno assolutamente ai poveri delle
parrocchie. Ciascun responsabile, con la parte della sua parrocchia,
visiterà i poveri della medesima e si darà alle famiglie bisognose in nome
della parrocchia e non a nome delle comunità. I poveri della città sono i
primi che beneficiano della poca conversione che incomincia ad esserci tra di
voi.
Non c’è bisogno che andiate a dire a quelli dell’impegno, che già
noi ci impegnamo con i poveri, perchè è inutile, non lo comprenderebbero.
È importante per voi, in questo momento,
che questo segno sia un fatto chiaro ed inoltre che vi
facciate un tesoro nel cielo, perché questo denaro che state per dare si pone
in cielo e nessuno lo può toccare più, anche se ve ne andate dal cammino, anche
se ve ne andate fuori, anche se cadrete in mille peccati, questo denaro
intercede per voi, stà lì aiutandovi, vi aiuterà in alcuni momenti. Sta
intercedendo per voi. E inoltre questo denaro che si trova messo lì, sarà
restituito al cento per uno su questa terra. Magari non immediatamente, ma vi
sarà restituito. In modo che nessuno possa dire: “Un momento, io ti ho dato
un milione e non mi hai dato cento milioni sulla terra”. Ti assicuro che il
Signore ti darà cento milioni. Pensate una cosa: forse mai più il Signore
ti dirà che tu venda i tuoi beni, e l’idiota che sei stato che, giunto il
momento in cui il Signore ti offriva un affare al cento per uno, non l’hai
fatto.
Come questo racconto di R. Tagore, di un povero vagabondo che
andava ehiedendo l’elemosina per le strade e una signora in un momento di
carestia tremenda, di fame, gli diede un pugno di frumento. Andava entusiasta
perché aveva una fame pazza, e andava verso casa per farsi un pò di farina e
alcuni pani. Era una ricchezza immensa nel tempo di carestia, quello che la pia
signora gli aveva dato, perché normalmente in questo tempo non gli davano
nulla. E quando andava contento correndo verso casa passò la carrozza del re
che ordinò di fermare la carrozza e un soldato lo chiamò. Aprendo la porta il
re gli disse: “Che cosa porti gelosamente nel sacco? Dammi quello che porti lì
dentro”.
Ed egli, atterrito di fronte al re che era tanto ricco, mise la
mano nel sacco e tirò fuori un grano di frumento e glielo diede. Il re guardò
il grano, vide che era frumento e ordinò di proseguire. Quando arrivò a casa
sua, il vagabondo rovesciò il sacco sopra la tavola e aveva un grano d’oro. E
disse: “Imbecille che sono stato, se avessi dato tutto il sacco oggi sarei
ricco per sempre”. E da allora mai più gli si chiese lo stesso, né si ripeterà
questo momento.
Questo sembra un racconto indù, invece non è nessun racconto indù
perchè si trova nella Scrittura. In un momento di carestia tremenda in cui la
gente stava morendo di fame, una vedova di Sarepta di Sidone che ha un figlio e
le restava solamente un poco di farina, un figlio unico e piccolino... E
vedendo la fame che aveva pensò: “è finita, non ne posso più con questa fame e
questa miseria; farò una pagnotta e mio figlio e io mangeremo, ci sazieremo e
moriremo”. Avendo detto questo, il profeta Eliseo è inviato da Dio a questa
vedova. Eliseo dice a questa vedova: “Dammi da mangiare”. Pensate quanto sia
importante per questa vedova il figlio, e solo ha questo pane. Potrebbe dire:
“Prima il mio piccolino che sta morendo ed ha solo questo pane”. “Dammi da
mangiare”, e la vedova fu capace di dare da mangiare a un pidocchioso profeta,
ad un pazzo, come li chiamavano. Dio, come il re, venne a chiederle, e quella
vedova fu capace di dargli il pane. E il profeta le disse: “Che mai più manchi
dalla tua giara la farina né l’olio”. Detto e fatto. Le giare si riempirono di
farina e di olio.
Negli Atti degli Apostoli vediamo come i cristiani vendevano tutto
quello che possedevano, i campi. E questo è messo nel Vangelo perchè
sappiate che i primi cristiani davano molto. Tanta era la fama dei
cristiani, dei milioni che davano, che i pagani quando vennero sapete
che torturarono i diaconi perchè consegnassero loro i tesori della Chiesa. Il
diacono Lorenzo prima che lo torturassero disse: “Io ti porterò ai tesori”.
Lo condusse ad un lebbrosario e indicando i lebbrosi disse:
“Questi sono i tesori della Chiesa”. Perché la Chiesa manteneva i poveri. Facevano
opere immense. Se non fosse così, non ci sarebbe nel Vangelo una catechesi
tanto forte sulla vendita dei beni. E già gli Atti degli Apostoli parlano
del fatto che vendevano i campi e depositavano la vendita ai piedi degli
Apostoli, come segno che lo davano ai poveri. Avevano i loro diaconi, come
noi faremo con voi, vogliamo elevare al diaconato i responsabili delle vostre
comunità ed essi si incaricheranno di fare questo servizio. Bene, allora
gli Apostoli erano ammirati di quanto davano, Gesù dice loro: “Siete ammirati
di questo, guardate invece quella povera vedova che ha appena consegnato più di
tutti quelli, perché non ha dato del superfluo. Questa donna ha dato
esattamente tutto quello che aveva per vivere”.
Questo è uno scandalo. Come possiamo dare quello che abbiamo per
vivere? Allora noi moriamo di fame. Ma Gesù sa che il denaro è simbolo dell’Io.
Questa vedova, dando al Signore tutto quello che aveva, ha dato il simbolo del
suo essere più profondo, del suo affetto, ha offerto se stessa, si è data totalmente.
Perché non potete servire a Dio e al denaro. Un’altra cosa che vi debbo dire è
che a partire da questo momento tutti i responsabili cessano. Perché
stiamo per entrare in una nuova tappa del cammino catecumenale. Non continuano
gli stessi responsabili e ci saranno nuove elezioni. E i catechisti pure,
alcuni saranno confermati ed altri no. È terminata una tappa del cammino ed
entriamo in un’altra tappa nuova. Si farà tutto nuovo. Perfino i temi. Adesso
entriamo in una liturgia di tipo diverso, di tipo familiare. Entriamo
seriamente in una fase del cammino molto più importante.
Io non vi dirò adesso quelli che
passeranno al catecumenato o no. L’ultimo giorno lo diremo.
Quelli che non passerete avrete un tempo in più di aiuto, spero
che non vi ribelliate, passerete alla comunità seguente e starete ascoltando la
Parola di Dio per sei mesi. Dopo di questi sei mesi se il Signore vi ha aiutati
vi si inviterà di nuovo a passare alla vostra comunità.
(Kiko parla nuovamente a X: “Se vuoi passare al catecumenato pensa
un segno in denaro che esprime il tuo io. Che tu offri a Gesù Cristo perché
faccia in te la sua opera. Puoi sederti”.)
II
(pag.
174)
(Dopo
pranzo chiama un’altra persona. Sono le 4 del pomeriggio).
Kiko: Prima del
cammino catecumenale dove ponevi la tua sicurezza?
– Y.: La ponevo nel
denaro, nel dare una buona impressione di me stessa, nell’essere buona, nel
compiere la legge.
Kiko: Dopo il cammino
catecumenale hai visto un cambio di direzione?
– Y.: Sì, ho visto l’impossibilità
di amare e di compiere la legge. Ho visto pure che dò meno importanza al
denaro, che non mi importa che mio marito non lavori. Che accetto meglio i miei
peccati. Ho visto che accetto meglio le persone, in un caso concreto quando
un fratello mi disse che io non contavo per nulla, che il responsabile era mio
marito e che io me ne andassi a casa. E io, con il mio temperamento, sarebbe
stato una cosa che mai avrei tollerato, e invece l’accettai e non gli serbo
rancore. Vedo in questo un’azione di Dio.
Kiko: Dopo chiederò a
lui. Ancora oggi in che cosa metti la tua sicurezza?
–Y.: Io credo che la mia
sicurezza la metto nell’affetto di mio marito, che non si arrabbi e non rompa
la pace familiare. Anche nei miei figli nell’evitare le arrabbiature di loro
con il padre. Metto pure la sicurezza in qualche aspetto del cammino
catecumenale.
Kiko: Prima del
cammino catecumenale che cosa non accettavi della tua vita?
– Y.: Non
accettavo di aver poco denaro, il fare la ridicola, l’essere donna. Non
accettavo il mio temperamento. Il manifestare sempre le mie impressioni e
le mie opinioni.
Kiko: Tu hai
sperimentato nel cammino un cambio di direzione?
– Y.: Sì. Perché già
accetto meglio l’essere donna. Lo stare sotto gli altri e il manifestare una
opinione anche se dà fastidio agli altri.
Kiko: Oggi
concretamente che cosa è quello che non accetti o che ti è più difficile
comprendere della tua vita di oggi? Sinceramente.
– Y.: Mio marito,
perchè c’è una parte di mio marito che non accetto. Io sono secondo la mia
legge, e quando egli esce dal mio schema non l’accetto. Lo stesso con le mie
figlie, voglio condurre la loro vita. Tanto meno accetto che Dio non
voglia togliermi il peccato ora, e continui a lasciarmi peccare. Pure non
accetto le discordie familiari. Accetto molto male i fratelli che vanno nel
cammino a metà, che non entrano nel cammino catecumenale.
Kiko: Gli idoli di
questo mondo per te.
– Y.: Denaro, potere,
bellezza, sapere, sport, sesso, fumo, viaggi, famiglia, divertimenti. Di questi
io trovo che sono statti i miei idoli: il denaro, il potere, i viaggi e la
famiglia.
Kiko: Oggi di che
idoli ti senti schiava?
– Y.: Mi sento
schiava in primo luogo della famiglia in un aspetto...
Kiko: Famiglia in che
senso?
– Y.: Delle mie
figlie, di mio marito. Più di mio marito che delle mie figlie. Infatti con
queste mi sento un pò più libera.
Kiko: Le tue figlie
in che senso ti schiavizzano?
– Y.: Perché non sono
come io voglio che siano, perché non compiono la legge che io le impongo. Ho
scoperto pure che io non posso dare loro la felicità e questo mi stimola un
poco.
Kiko: Di tuo marito
in che senso?
– Y.: Perché lo vedo
un poco imbranato, un pò cattivo e non accetto che sia malato e che muoia. Ho
paura di restare sola.
Kiko: Perchè hai
paura di restare sola?
– Y.: Perché io sono
figlia unica e sono nata dopo la morte di mio padre e non ho avuto fratelli Per
questo mi rifugio in mio marito.
Kiko: Gli idoli che
ancora ti restano quali hai detto che erano?
–Y.: La mia famiglia. Il
denaro che non mi importa troppo fino a che non manchi alle mie figlie. Se
manca loro, allora mi ribello. Dell’opinione di me stessa un pò meno, benché
suppongo che mi rimanga abbastanza. Del sapere pure mi sembra che sono un pò
liberata. Quello che più mi rimane è di trovarmi sola, cioè, mio marito e le
mie figlie.
Kiko: Vediamo. Tuo
marito (chiede al marito). Tu sinceramente hai visto attraverso il cammino
catecumenale un cambiamento in tua moglie, serio, grande?
– m.: Sì. Nelle sue
attitudini c’è qualcosa che la spinge, che è superiore a lei; si nota che ha
fede.
Kiko: In che cosa
noti tu che ha fede? in che fatti?
– m.: Semplicemente, nel
fatto che non le importi del denaro. In ciò che ha detto delle figlie.
Adesso una di loro vuole andare itinerante e ne è contenta. Lei stessa fu che
volle andare itinarante. Inoltre la vedo molto dedicata all’orazione. Le piace
mettersi in orazione, va alla Parola con desiderio.
Kiko: Ma con te cade?
Sinceramente. Ti sta ascoltando il Signore.
– m.: Beh, in alcune
cose sì ed in altre no.
(Kiko chiede al fratello con il quale ebbe lo scontro).
Kiko: Tu avvertisti
che non restava in lei risentimento? Questo lo credeva lei, però tu nel fondo
notavi che c’era qualche cosa? Sinceramente.
– Fr.: Io sinceramente
penso che dopo la celebrazione della Pasqua non restò nulla.
(Chiede alle figlie).
Kiko.: Dentro le tue
possibilità, perché forse ti sbagli essendo condizionata dalla situazione
familiare, tu hai visto in tua madre nel cammino catecumenale un cambiamento
dentro la comunità, in modo che tu hai detto che si nota che sta nella
comunità, o no?
Prima figlia:
Io penso che ha cambiato perché prima ci stava sgridando ad ogni momento,
discuteva con mio padre,, e adesso discute moltissimo meno.
Kiko: Tu questo lo
attribuisci alla comunità?
Prima figlia: Sì.
Kiko: Siediti.
L’altra. Sinceramente, tu puoi dire che in tua madre hai visto un cambiamento
attraverso la comunità?
Seconda figlia:
Sì.
Kiko: In quali fatti
concreti?
Seconda figlia:
Io credo che adesso si trovi più libera da ciò che dice la gente e da quello
che facciamo noi. Adesso è più libera.
Kiko: Tu hai visto
che era molto legata a questo prima?
Seconda figlia:
Sì.
Kiko: Puoi sederti.
L’altra sorella. Tu hai visto un fatto in cui tu possa apprezzare un principio
di conversione in tua madre?
Terza figlia:
Sì. A me mi accetta molto di più.
(Chiede alla comunità).
Kiko: Della comunità
volete dire qualche cosa di più? Conoscete qualche fatto positivo o negativo?
– C.: Io ne conosco
uno che non successe con nessuno della comunità; una volta stavamo facendo
merenda e, alla fine, si mise a scopare la stanza. E la padrona della sala che
era stata domestica quando lei era piccola disse che le pareva impossibile
vederla scopare avendola conosciuta prima, che se non l’avesse visto non
l’avrebbe creduto. E io vidi che quella signora aveva visto qualcosa di buono
in lei.
Kiko: Questa signora
aveva visto qualcosa di buono. Tu hai visto qualche volta qualcosa di buono?
Tu.
– C.: Molte cose, sì.
Sapendo che è molto superba e che nella sua infanzia è stata molto
coccolata, la vedo adesso a disposizione degli altri e credo che sia un
cambiamento.
Kiko: Puoi sederti.
Vediamo un pò, a me pare che l’idolo più grosso che hai, ti dico sinceramente
quello che ho pensato, sei tu stessa. Questo che hai detto che non accetti di
essere donna è molto importante. E la solitudine, questa caratteristica che tu
hai di solitudine, è che nel fondo vuoi essere indipendente, forse, Se no, non
penseresti tanto a queste cose. Ti piace essere indipendente e comandare,
condurre tutto tu stessa.
– Y.: Sì, sì,
d’accordo;
Kiko.: Sei d’accordo?
Allora facilmente puoi cercarti nell’essere itinerante, cercarti in tutto,
perché trovi una forma di indipendenza, di femminismo, perché mai hai
sopportato che ti si tenga sotto e hai dovuto sopportare e vivere con tuo
marito. E puoi usare questo come un mezzo per essere tu, per autoaffermarti, in
definitiva. Cioè per scappare dall’atteggiamento del Servo che in fondo mai
nella tua vita hai accettato, e se l’hai dovuto accettare è per la
condizione spagnola della donna, che è veramente catastrofica. Bene, tutto
questo va molto bene; ma qui l’importante è che appaia Gesù Cristo nella tua
vita, perché nella nuova condizione umana non c’è né uomo né donna, né greco né
scita, né schiavo né libero; c’è una creatura nuova. Tu vuoi passare al
catecumenato?
– Y.: Sì.
Kiko: Il Signore sta
per fare con te un’alleanza. Sei disposta a dare un segno nel quale tu
rinunci agli idoli? Anche il cammino come idolo. Cioè, sei disposta a lasciare
l’itineranza? E che tuo marito si metta a lavorare. Lasciarti guidare in casa.
– Y.: Sì, totalmente.
Kiko: Veramente? Ti
interessa il cammino?
– Y.: Sì, Sì, cioè
mi interessa fare quello che tu dica.
Kiko: Allora pensa
un segno in soldi che esprima che tu accetti che il Signore ti conduca dove
Egli voglia, senza che tu strumentalizzi il cammino per affermare in fondo te
stessa. Puoi sederti.
III
(pag.
177)
(Chiama
un altro).
Kiko: Prima
tentazione. Prima del cammino, dove cercavi la tua sicurezza?
– Z.: Io credo in tutto,
perché io ho avuto una vita molto intensa. Questo è quello che io penso, non
so...
Kiko: Non ti
preoccupare della comunità, tu rispondi davanti a noi, non ti preoccupare
della comunità, quello che può pensare o no. Preoccupati di me.
– Z.: Però nulla mi
aveva dato la felicità. Non avevo ottenuto mai nulla. Dopo grandi
disillusioni ero giunto ad essere un misantropo. Io credo di esserlo
ancora. E a non porre la mia sicurezza in nulla. Ho passato la vita cercando la
felicità, nell’amore, nel lavoro, nel prestigio, nel denaro. Non l’ho
incontrata in nulla. E mi sono chiesto molte volte se Dio esisteva. Nel fondo
questo sentimento, il credere in un Dio misericordioso, manteneva la mia
esistenza senza arri..........
Kiko: Durante il
cammino hai cambiato di direzione?
– Z.: Io credo di sì,
ho sperimentato un cambio di direzione. Dopo le catechesi e il cammino, credo
che è rinata in me la speranza. Accetto molto meglio i problemi familiari. E
tra questi c’è, naturalmente, la questione economica, il denaro. Nella mia casa
c’è una lotta tra due generazioni antagoniste, che è stato un grande tormento
per me e continua ad esserlo. Da una parte (ieri ridevamo molto quando Kiko
parlava della suocera, e questo è vero) il matriarcato di mia suocera e
dall’altra la libertà dei miei figli. La schiavitù di mia moglie, persa
totalmente, senza libertà di fronte a sua madre, che ha migliorato molto
ultimamente. E i problemi professionali che sono alla mercé degli altri che mi
circondano.
Kiko: Un momento. Tu
hai detto che prima del cammino cercavi la tua sicurezza nell’amore, lavoro,
prestigio e denaro. Però senza raggiungerla. Avevi una grande disperazione. Il
cammino ti ha fatto rinascere questa speranza nonostante i conflitti familiari,
dei quali ci hai dato una pennellata. Molto bene.
– Z.: ...Ho masticato
molto.
Kiko: Molto bene. Hai
masticato molto e questo fa sì che non ti perda in questo mare di lotta
interna. Molto bene. Avanti. Oggi in che cosa cerchi ancora la tua sicurezza?
– Z.: Io credo che
ancora oggi il Signore conta poco per me perché prima pretendo di aggiustare le
cose per conto mio, cioè non mi fido. Voglio continuare spalleggiato da una
vita comoda, un lavoro ben remunerato e facile.
Kiko: La seconda
tentazione. Ossia che nella prima tentazione ti ci trovi messo pienamente.
Ancora continui a cercare la comodità – il pane significa la comodità –
continui cercando il lavoro, il prestigio, denaro sufficiente, e vuoi molta
pace nella tua casa. Prima tentazione. Molto bene. Come tutti, eh! Avanti.
Prima del cammino che cosa concretamente non accettavi?
– Z.: Bé: nulla o
molto poco. Perché debbo riconoscere che coloro che mi angustiavano erano i
vicini. L’amore in famiglia e tra gli uomini. La possibile povertà per il
lavoro, il non aver prestigio, la mancanza di pane, ecc. Pure ho pensato che se
questi problemi si fossero risolti nel momento, dopo ne sarebbero sorti altri.
Questo è quello che sembra a me.
Kiko: Nel cammino hai
visto un cambiamento di direzione?
– Z.: Credo di sì,
però molte volte dubito se questo sia solamente rassegnazione. Siccome io mi
scopro impotente per risolvere i problemi della mia vita, visto che non posso
fare nulla, ora il riconoscermi impotente... questo sì che è un
cambiamento, perché nella misura in cui ho accettato i problemi familiari di
cui parlavo prima, questi sono andati migliorando. Io non so se è perché il
Signore me li fa vivere in un altro modo o se è mia moglie o gli altri che sono
cambiati.
Kiko: Ancora oggi che
cosa è che non accetti? Sinceramente.
– Z.: Credo le stesse
cose di prima. Di fatto non mi resta altro rimedio che accettare quello che
sono e quello che mi succede con gli altri. Molte volte mi sento solo e questo
mi angoscia perché, a parte la mia apparente o reale misantropia, io voglio
amare ed essere amato dagli altri. E questo è un problema da notare di mancanza
di fiducia in Dio. Sono allergico totalmente all’incongruenza, non la posso
comprendere. Però molte volte mi chiedo pure se l’incongruente non sarò io.
Kiko: Spiega questo
dell’incongruenza che non mi è chiaro. Che cosa vuoi dire con questo di
incongruente?
– Z.: Per esempio;
che vi mettiate tutti a dire che è notte e io veda che è giorno e mi imponete
che è notte. Per me questo è incongruente.
Kiko: Molto bene.
Però, questo riferito a che cosa? A che nella comunità ti fanno vedere le
cose bianche e tu le vedi nere e ti cambiano le cose.
– Z.: Se io vedo un
fratello che è avaro mi chiedo, se l’avaro sono io. E se lo giudico come
superbo dico che possibilmente lo sono io. E così mi succede con tutto.
Kiko: Ma questo non è
essere incongruente.
– Z.: Bene, l’incongruenza
è che mi impongano le cose, la legge, gli altri. Però mi chiedo pure:è che
io sto imponendo la mia legge agli altri?
Kiko: Oggi
concretamente che problema hai tu? Che cosa non sai accettare o non comprendi
della tua vita?
– Z.: Che non mi
chiarisco.
Kiko: In che senso
non ti chiarisci?
– Z.: Nel fatto che
non so se potrò continuare nella comunità o no. Quello che mai accetterei è che
io mi possa ingannare, benché non lo credo, ma Dio sono sicuro che no; e voi
pure.
Kiko: Ma tu perché
pensi che non potrai continuare nella comunità? Che problemi hai con la
comunità? Hai qualche problema grave?
– Z.: Problema grave
nella comunità? Be’, quello di tutti. Che alcuni non mi accettano, che io non
accetto loro. E questo è il problema e il circolo vizioso che io credo è
quotidiano nella vita. Alcuni giorni mi arrabbio, altri sopporto meglio. C’è
molta gente – io penso la maggioranza che non mi sopporta. Questa è una mia
impressione, e forse non corrisponde a verità.
Kiko: Perché pensi
che non ti sopportano?
– Z.: Per alcune
manifestazioni che io vedo. Per esempio, concretamente, nel viaggio per venire
quì, mi è parso che si erano già scelte le macchine, che nella mia macchina non
voleva venire nessuno, che ne so, cose simili? Perché io potrei avere la peste
o qualcosa, ma non lo credo.
Kiko: Vediamo un pò.
Della seconda domanda non mi sono reso conto bene. Che cosa ti riesce difficile
accettare oggi. Tu hai lì una confusione. Dici: “Non mi chiarisco”. In che
senso non ti chiarisci?
– Z.: Nel fatto che
gli altri non mi accettano.
Kiko: Ah! cioè che a
te piacerebbe che ti amassero, vedi che non ti amano e non sai che fare perchè
ti amino.
– Z.: No, no!
Kiko: Perché tu hai
tentato di essere sincero, no?
– Z.: Sì.
Kiko: E allora vedi
che gli altri ti rifiutano perché sei sincero.
– Z.: Sì.
Kiko: Come non sarai
incongruente. Ciò significa che ti manca l’essere illuminato su una cosa
importantissima: l’affetto, che ti amino, che ti rispettino, che ti accettino.
– Z.: A me è parso di
vedere lungo questo cammino che Dio ci ama tutti in maniera uguale.
Kiko: Vediamo, la
terza tentazione.
– Z.: Enumero qui:
denaro, prestigio, potere, fama, affettività, in definitiva amore. Prima il denaro,
forse perché con esso si può comperare tutto il resto; poi il potere, per le
stesse ragioni, perché si può ottenere il denaro e ti assicura tutto.
Kiko: Tu oggi ti
senti schiavo di qualcuno di questi idoli?
– Z.: Mi manca la
seconda.
Kiko: Va bene, la
seconda, dì.
– Z.: Io prima mi ero
dato per vinto, non potevo fare nulla. Non potevo essere amato, non potevo
avere queste cose che erano quelle che mi avrebbero dato la felicità. Però
posso dire che ho lasciato di esserne schiavo? Beh, non lo so. Soltanto so che
a partire dal cammino, nonostante le tante crisi e le molte volte in cui il
Signore mi ha mandato al deserto sono convinto che la verità può stare
solamente in Cristo. Non mi fido degli uomini. Sono ancora molte le cose che mi
schiavizzano e mi legano a questo mondo, ma credo di avere la sensazione che
ogni volta mi angustiano meno i miei problemi enormi.
Kiko: Oggi di quali
idoli ti senti schiavo?
– Z.: Del denaro,
mi atterrisce la povertà. Mi spaventa l’essere povero. Non so se questa è schiavitù
del denaro... Della famiglia: credo che ancora mi spaventa la povertà
più per coloro per i quali mi sento responsabilizzato, cioè per mia moglie, i
miei figli. Capisco e penso – quando posso pensare, il che non mi capita spesso
– che nulla è mio e che la povertà di qualsiasi tipo mi può giungere in
qualsiasi momento, perchè è Dio che in definitiva comanda. E io credo di sì,
che lo credo. In questi momenti, molto pochi, quando mi sento così, sono
abbastanza liberato. Un altro idolo è la mancanza di amore da parte
degli altri. Però mi chiedo: ne ho io, dimostro affetto agli altri, dò loro
qualcosa? Io credo che non dò loro nulla perchè mi corrispondano. Alcune volte
penso di sì. Credo di non desiderare per gli altri ciò che non desidero per me.
Però da questo ad amare come il Signore vuole che ami, c’è un abisso. Inoltre
ho molto rispetto umano.
Kiko: (Chiede alla
moglie): Tu credi che tuo marito ha fatto il cammino? Ha cambiato in
qualche cosa?
– M.: Io lo trovo
cambiatissimo. Un cambiamento radicale.
Kiko: Grazie, puoi
sederti. Vediamo la comunità; un momento, il responsabile. Ha fatto il
cammino?
– R.: Sì. Inoltre io
devo dire riguardo a lui che è un uomo che conosciamo tutti; che forse è il
miglior componente della comunità per il suo temperamento.
Kiko: Un momento. Qui
non c’è bisogno di panegirici. Quello che tu devi dire è un fatto concreto
nel quale tu hai visto un segno cristiano.
– R.: Sì.
Kiko: Dimmene uno.
– R.: Mi pare che si
arrabbia meno di prima.
Kiko: Puoi sederti. (Chiede
al presbitero). Tu hai visto in lui un inizio di conversione?
– P.: Credo di sì.
C’è stata in lui una evoluzione e alcuni segni chiari.
Kiko: Puoi sederti. Brevemente
quelli che vogliono dire qualcosa.
– F.: Io volevo dire
che sempre ho ammirato il fatto che egli si sia sentito non accettato dalla
comunità e sempre sia stato assiduo alle celebrazioni.
Kiko: Tu credi che
era una impressione sua o era vero che la comunità non l’accettava?
– F.: Io non credo
che la comunità non l’accettava.
Kiko: Vediamo un pò: vi
dirò una cosa, a tutti, importante. Se voi conoscete, quando io chiedo
nello scrutinio, qualche situazione di scandalo del fratello, avete
l’obbligo di dirlo. Ancora adesso nell’ordinazione dei presbiteri e
diaconi, il Vescovo davanti a tutta la gente diceva se era degno. Passare ad
essere catecumeni è qualcosa di molto serio, è passare ad essere testimoni di
Gesù Cristo. È molto grave che una persona si chiami cristiana (catecumeno
è essere già cristiano) e stia facendo qualcosa che scandalizzi e rompa tutto
il senso del corpo di Cristo. Per esempio se schiavizza i suoi operai e conduce
una vita sessuale completamente sregolata. Qui nel catecumenato chi abbia
un’amica deve lasciarla, se no non può passare. Le relazioni
prematrimoniali, che finora non abbiamo detto nulla, a partire da questo
momento devi lasciarle, se vuoi passare, se no non puoi passare. C’è una
serie di cose che solamente in questo momento si incomincia a dire. Per
questo avete l’obbligo di manifestarlo per poterlo aiutare. Normalmente
non c’è bisogno perchè in tutte le comunità tutto viene tranquillamente alla
luce. Questa catechesi morale che dicevano alcuni preti che non davamo, appare
nel suo momento, nel suo luogo, nel momento adeguato e conseguente. Bene,
vediamo. Io ti dirò una cosa, fratello: A te interessa passare al catecumenato?
– Z.: Sì.
Kiko: Tu veramente ti
sei provato con il denaro?
– Z.: Non lo so.
Kiko: Cioè non ti sei
provato.
– Z.: Non lo so. Se
ho dato qualcosa è stato in un piano di prova o...
Kiko: Quello che dice
il Signore di provare te stesso con i beni al fine di calcolare dentro di te la
spesa, perché, conoscendo un pò di più te stesso possa sapere...
– Z.: Qualcosa sì che
ho dato, ma è difficile dire se è sufficiente...
Kiko.: Che succede,
che lo Spirito ti chiede di più e non vuoi? A te interessa questo cammino?
– Z.: Sì.
Kiko: Al di sopra
della comunità?
– Z.: Sì.
Kiko: Non ti
importerebbe passare ad un’altra comunità?
– Z.: No, però non
voglio essere un peso.
Kiko: Non lasciare
entrare il demonio e stà attento alla superbia. Qui nel cammino non si può
dire; “Buon per me che non mi passano e io resto nell’altra comunità”. Perché
nella Chiesa primitiva c’era la catechesi del fico, che non mi sono inventato
io, dove dice: “Lasciamolo ancora un anno in più, lo concimeremo e se dopo un
anno non dà frutto lo si taglia”. Altrimenti uno potrebbe passare tutta la vita
nel catecumenato, con una religione a suo piacere, ascoltando la Parola e nulla
più.Tutta la vita lì, ascoltando la Parola di Dio. Questo non era permesso
nella Chiesa primitiva. Noi stiamo scoprendo un cammino catecumenale. Siamo
dei primi movimenti della Chiesa che oggi sono in questa linea di scoprire ciò
che realmente è un catecumenato. Noi vogliamo aiutare te e tutta la
comunità. Ci sono comunità intere che noi vediamo poco illuminate e non le
lasciamo passare.
Se la comunità non è matura le lasciamo ancora un tempo per
aiutarla a passare. Io vedo che c’è in te un idolo molto grande che è
l’affetto. Hai un atteggiamento affettivo per cui hai bisogno di essere amato
in una dimensione molto grande, e questo dimostra che il fatto che gli altri ti
amino è molto importante per te. L’odiare gli altri fino all’estremo che ti
importi l’amore di Dio al di sopra degli altri, cioè che ti incontri con Gesù
Cristo, questo è qualcosa che io vorrei: che ti trovi in una situazione
nella quale stia Gesù Cristo realmente.
Tu accetti questo cammino, che Gesù vada davanti a te con amore? E
saresti disposto a dare un segno forte di denaro che esprima la tua rinuncia a
questi affetti del mondo che mai ti potranno dare la vita eterna? Perchè ti
possono amare tutti adesso e farti qui un monumento ed essere capo di casa,
amarti molto i tuoi figli, ed allora ti viene una malattia che stai per morire
e non puoi passare alla vita eterna. Il Signore non ci chiama a che stiamo
tutti molto tranquilli e in pace e che tutti ci amino... Il Signore ci
chiama a qualche cosa di molto più importante e in funzione di questo qualcosa
più importante deve lavorare in noi. Perché una cosa che mi sorprende è che
nel fondo ancora sei cieco (parlo di te e di tutti gli altri). Non capiamo
nulla. Chiediti: Perché Dio mi permette questo? Tua suocera, i macelli con tua
moglie, i tuoi figli, la comunità... Chieditelo! Mi attacchi di fronte, mi stringi
alle spalle, tu stesso mi ammazzi e allo stesso tempo... Io non lo capisco...
Mi dai la speranza, non ti comprendo. Questo è scritto molto tempo prima di
Gesù Cristo: si interrogano sulla loro storia. Noi l’unica cosa che vogliamo è
pace: “No, i problemi no!”. Il Signore dovrà mandare la spada e la divisione se
vuole convertirci, farci scoprire qualcosa. Allora tu saresti disposto a
dare un segno di denaro che esprima che sei disposto ad accettare il cammino
che il Signore ti mostri? Anche se sia di macelli in casa?
– Z.: Sì.
Kiko: Puoi sederti.
IV
(pag.
182)
Kiko (chiama un
presbitero).
Kiko: Dove ponevi
la tua sicurezza?
– P.: Io penso che
ponevo la mia sicurezza nella perfezione etica, una vita di sacrificio,
nell’obbedienza portata fino all’estremo nella povertà totale, nella castità,
nell’autodominio, nell’onorabilità. Cioè, in quello che io intendevo essere
un buon prete e per esserlo ben riuscito.
Questo mi portava a superare i complessi della mia infanzia,
l’essere di un paese, il fisico. Io mi ricordo che leggevamo a scuola un
racconto di due sorelle, e una era molto brutta e non so che, e l’altra era
molto bella. E la brutta disse: “Bene, io sarò molto buona” e finirono tutti
per amarla molto di più. Beh, un pò questo. La gente diceva: “Che prete
santo”!, avevo amici e io mi sentivo realizzato. Mi dava libertà per parlare
con gli altri e di giudicarli senza sentirmi colpevole perché io giudicavo
secondo alcuni principi che credevo di compiere almeno esteriormente. Di fronte
ai miei superiori non mi intendevo del tutto perché sempre mi dicevano che ero
un pò estremista, che non bisognava prendersela tanto. Io così pensavo che mi
accettavano di più, sempre avevo questa speranza.
Kiko: Concludendo:
avevi un complesso di brutto. E questo complesso di brutto ti ha portato ad
avere paura che non ti amassero e ad adottare una linea di perfezionismo perché
ti amassero. Quindi dove cercavi la tua sicurezza? Nel fatto che ti amassero,
no?
– P.: Nella
perfezione, nell’essere prete...
Kiko: Però la tua
sicurezza era l’affetto, che ti amassero, no?
– P.: Sì,
effettivamente l’essere buono senza che nessuno lo sapesse non mi attirava
molto.
Kiko: C’è stato
qualche cambiamento di direzione nella tua vita?
– P.: Quello che
so è che mi sembra che mi importi meno l’essere buono. Io credo di sì. Continuo
ad aspirare alla stessa Perfezione e a vedermi perfetto, però c’è una cosa
che vedo chiara ed è che l’apparire buono non mi importa tanto, benché mi
importi qualcosa. Non dico che sono già buono.
Kiko: Tu hai detto
che non ti importa tanto di fronte agli altri ma sì davanti a te stesso.
– P.: Non lo so, non
sono sicuro. Però credo che no, che anche di fronte a me stesso mi importi
meno. Certamente mi vedo con difetti e vedo la falsità di tutto ciò. Penso
che se continuassi nella stessa linea la gente continuerebbe ad amarmi,
continuerebbe a pensare che sono un prete straordinario o cose simili. Di
fronte a me stesso non mi importa tanto vedermi così e credo che di fatto non
lo sono. Credo che sì, ho visto un cambiamento. E non solamente in questo, ma
anche in altre cose, nel denaro, nei rapporti con le persone. Per esempio io
mai avrei portato una ragazza in macchina per accompagnarla a casa sua dopo una
celebrazione, e adesso non mi importa.
Kiko: Ancora oggi in
quali cose cerchi la tua sicurezza?
– P.: Questa è una
domanda alla quale non ho saputo rispondere. Cioè io vivo oggi in una specie
di scetticismo.
Kiko: In che senso,
scetticismo?
– P.: Credo che non
si tratti di sfiducia. Non lo so. È come una mancanza di sicurezza.
Kiko: Hai perso il
senso del cammino? Tu credi che qui arriverai veramente ad essere cristiano?
– P.: Non ho perso
l’idea del cammino, però ciò nonostante nella mia sensibilità non ho una
esperienza forte di Gesù Cristo in modo che Gesù Cristo sia la mia sicurezza.
Ora, tutto il resto non lo so.
Kiko: Un momento.
Gesù Cristo non è la tua sicurezza, allora qual è la tua sicurezza oggi?
– P.: Io penso che
non è nessuna cosa.
Kiko: All’infuori di
Gesù Cristo non cerchi la tua realizzazione in nessun altra cosa?
– P.: Pensando che mi
si va dare qualcosa? No.
Kiko: Cioè che quando
qualcuno ti critica tu non ti arrabbi.
– P.: Sì, mi
arrabbio, però...
Kiko: Se non fosse
una sicurezza per te l’affetto che gli altri hanno verso di te, non ti
arrabbieresti se qualcuno ti rifilasse una punzecchiatura, così, con
noncuranza.
– P.: Ti assicuro che
non so se sarà per autoeducazione, ma io realmente cerco di non avere
bisogno dell’affetto di nessuno, che nessuno mi creda buono né che nessuno mi
ami. Chiaro, è che non ho avuto tempo per raccontarlo. Io ho avuto un
momento di crisi molto forte in questo aspetto, in cui tutto, umanamente, mi
veniva meno e io mi sono sentito totalmente solo, tutte queste cose che avevo
lasciato non le cercavo perché sò che non servono; e tutto questo di che la
gente mi ami, non lo so. Oggi cerco di non aver bisogno dell’affetto di
nessuno.
Kiko: Ah, cerchi.Però
forse non puoi averlo, no?
– P.: Certamente a
volte ho bisogno che la gente mi ami, però io reagisco, c’è un momento in cui
reagisco, non resto in questa situazione. Questo è quello che volevo dire.
Kiko: Vediamo. Io
vorrei dirti una cosa, non solo a te ma anche a tutti gli altri. In questo
momento la Chiesa esercita attraverso i catechisti un potere di discernimento,
di aiuto, di esorcismo, attraverso la vostra realtà; e io credo in questo
potere, e che è una grazia di Dio che dà al catechista, come la darà a voi
quando sarete catechisti di altri fratelli per poter aiutare, e che vi è dato
nella buona intenzione che ha la Chiesa, attraverso questo catechista, di
aiutare il fratello. Pertanto approfittate di questo momento non per
difendervi ma per ricevere questo atteggiamento, questa correzione, questa cosa
dalla Chiesa. La Chiesa prima lo faceva sempre per mezzo delle direzioni
spirituali, e oggi la direzione spirituale sta cambiando nella Chiesa in
un’unica direzione che è la Parola di Dio nel Tempio, corretta e illuminata in
certi momenti, come sono gli scrutini, nei quali si aiuta il fratello quando
la vita si incastra e non va né indietro né avanti, ed allora c’è bisogno di un
intervento della Chiesa che lo aiuti e l’illumini. Proprio per questo non
scuteremo tutti, ma solo quei fratelli che abbiamo bisogno di aiutare. Tanto
più perchè questo serve a tutti, perché al sentire come un fratello è
scrutato state vedendo la vostra vita, vi state scrutando.
– P.: Bè, io una cosa
mi dimenticavo. A me piace che le cose riescano bene, che la gente pensi: “Che
bella cerimonia delle prime Comunioni”. “Che celebrazione dell’Eucarestia
stupenda!”.
Kiko: Questo cosa
vuol dire? Che ti importa ciò che dicono gli altri?
– P.: Beh, un poco
quello che ho detto prima, questa perfezione. Che mi piace che si vedano le
cose che faccio bene.
Kiko: Seconda
tentazione: che cosa non accetti della tua vita?
– P.: ho sempre
una paura terribile del ridicolo, non ho mai accettato secondi posti, non
ho accettato il ricevere dagli altri, mi è piaciuto molto dare, mai ricevere, e
se ho ricevuto qualcosa è stato pensando che facevo un favore a coloro che mi
davano qualcosa.
Kiko: E questo
perchè? Perché non ti è mai piaciuto ricevere?
– P.: Non lo so.
Possibilmente per quello che ho detto prima, perché mai mi sono creduto
inferiore a nessuno, perché ho bisogno di essere superiore.
Kiko: Un momento.
Perché hai avuto bisogno di crederti superiore. E perché hai avuto necessità
crederti superiore? Perchè ti sentivi inferiore.
– P.: Sicuramente,
chiaro.
Kiko: Se si sente
bisogno di credersi superiore è perché ci si sente inferiori.
– P.: Tutto questo
fino al punto di incrociare uno per le scale e se ci diciamo qualcosa, restare
a pensare che gli avrei potuto dire tale cosa, perché così ho fatto l’indiano.
Kiko: Non puoi
ricevere perché non puoi accettare di sentirti inferiore. Ricevi cose dagli
inferiori.Tu hai relazionato il non ricevere con l’affanno che hai di sentirti
superiore. E perché vuoi sentirti superiore? Ah!, sarà perché ti sentivi
inferiore. Se vuoi essere superiore è perché ti senti inferiore. Per questo
non sopporti il ridicolo, i secondi posti, gli inferiori, gli animali, che dice
la gente poverino, poverino. Avanti, hai visto un cambio di direzione? Cioè
che tu non accettavi il tuo complesso, di brutto o di quello che sia
(perdonami) che ti porta a non accettare il ridicolo, ecc... Bene, nella
comunità hai visto un cambio di direzione?
– P.: Beh, non lo so.
Io vedo alcuni segni di sì, in quanto accetto le cose degli altri.
Kiko: Un segno
sarebbe per esempio incominciare ad accettare di fare il ridicolo, dico, no?
– P.: No, lì non sono
arrivato.
Kiko: Questo si
trova ben radicato.
– P.: E i secondi
posti, tanto meno. Nemmeno qui se vuoi, in questi giorni.
Kiko: Devi essere il
primo.
– P.: Posso non aver
nessun ruolo, ma fare il secondo... Nemmeno nel canto. Io devo fare sempre una
seconda o terza voce...
Kiko: Un momento, un
momento. Questo è molto importante. Dici che hai una vera impossibilità
(questo lo dico perché impariate tutti) a ricevere per complesso
psicologico, forse non hai ricevuto nulla dalle catechesi, perché ciò significa
ricevere e se stai con la chiave chiusa. Questo è molto importante. Se sei
stato chiuso a chiave, ascoltando solo ciò che ti va bene, come il primo, mai
il secondo. Beh, non ti dico nulla! Voglio dire se tu credi che questo complesso
che tu hai è giunto a questo estremo o no? O realmente la catechesi per te è
impossibile che abbia influito però non...
– P.: Me lo chiedi?
Kiko: Te lo chiedo.
– P.: Io credo che
non è arrivato, a questo punto, credo di aver accettato.
Kiko: Meno male.
– P.: Credo che mi
sono staccato dalla mia teologia, dalla mia linea di vita e di tutto
questo, penso che sì che ho accettato. Forse non da tutti. Degli stessi
catechisti ci sono alcuni che non accetto, però alcuni li accetto come
superiori a me e ne accetto delle cose? Anche se son solito passare pure il
conto, cioè che restituisco loro qualcosa.
Kiko: Cioè che se
ricevi qualcosa devi restituire. Ancora oggi che cosa non accetti della tua
vita e non comprendi?
– P.: Lo stesso di
prima, già, l’ho detto, i secondi posti e il ridicolo.
Kiko: Allora il
responsabile della comunità lo avresti accettato sempre male.
– P.: Sì, sì, male,
sì.
Kiko: Vediamo un
pò: gli idoli di questo mondo per te.
– P.: Il denaro,
le cose che da il denaro, il successo, i figli come opera maestra della
propria vita.
Kiko: Durante il
cammino hai sperimentato una vittoria di Gesù Cristo?
– P.: Senti, non lo
so. Quello che ho sperimentato è che adesso non so che cosa sia essere
povero, essere efficace, essere umile. So che con il mio sforzo non posso
ottenere nessuna di queste cose, perchè io ho voluto essere povero e umile e
poi non lo ero. Sono vissuto molti anni pensando che amavo tutti e poi
risulta che non amavo nessuno, questa è una esperienza lunghissima della
mia vita. E in generale non so cosa sia essere povero né nulla, per questo dico
che non so se sono cambiato o no. C’è una cosa in cui, sì, ho avuto una luce da
Dio riguardo a questo aspetto ed è quello che mi mantiene nella vita e nel
cammino, l’essere come Gesù Cristo, essere felice con Gesù Cristo, essere
povero come Gesù Cristo ed essere crocefisso come Gesù Cristo. Allora
chiedo a Dio perché me lo dia, perché questo è meraviglioso, però io non so
come si arriva a questo né cosa sia, ma voglio me lo dia. Io non so se sono
cambiato o no. E quali sono i miei idoli? Beh, io stesso,e lo stare su un
piedistallo che mai si affonda.
Kiko: Molto bene. Tu
vuoi entrare nel catecumenato? Sinceramente.
– P.: Io voglio
giungere ad essere la presenza di Gesù Cristo nel mondo. Ma il fatto è
che...
Kiko: Bene. Io voglio
chiedere a te, indipendentemente dal fatto che sei parroco, che sei nella
parrocchia e che questo fatto del cammino ti da buona fama davanti al vescovo
della diocesi, adesso, e che si diano catechesi; perché tutto questo il
Signore te lo può togliere tranquillamente, ti metta in crisi e ti secolarizzi
entro venti giorni. Io ti chiedo: come persona, a te interessa questo
cammino, vuoi entrare nel catecumenato?
– P.: Bene, è che a
me, da quando abbiamo incominciato il cammino, ci sono varie cose che mi
mettono in crisi, che a volte mi fanno dubitare. Più che dubitare, a
volte mi fanno sentire a disagio.
Kiko: Quali cose?
– P.: Del cammino. Ne
ho già parlato con voi. Non le ho digerite. Ho molta voglia che nel cammino
entri la storia della Chiesa, non solamente come secoli, ma che appaia
più chiara la vita della Chiesa e in concreto che questa esperienza ci
arrivasse dalla parola dei vescovi e ciò non succede. Perché la Chiesa non è
stata perdendo il tempo da Costantino ad ora. La Chiesa ha continuato a
camminare, non tutto è male, ci sono cose pure buone e lo Spirito Santo ha
agito. E mi pare che manchi una illuminazione di questa Chiesa che in
questi momenti vedo rappresentata dalla gerarchia. Il cammino in fondo è chiaro
che io lo voglio, ora, ci sono certe cose esteriori, per il fatto che le
conduciate voi, che mi creano problemi.
Kiko: Chi
preferiresti che lo conducesse?
– P.: Vedo un
problema anch’io nel fatto che nelle comunità abbino gettato dietro le
spalle la legge di Dio e la abbiano sostituita con la legge di Kiko, abbiano
cambiato una legge per un’altra legge.
Kiko: Però, chi ti
piacerebbe che conducesse il catecumenato?
– P.: No, se a me non
importa che lo conduciate voi. Mi sembra una cosa buona, però credo che
sarebbe importante che ci fosse pure la gerarchia. Ti dico che di fatto io
sono stato contento semplicemente perchè il Vescovo ma ha detto: “Continuate
avanti con l’esperienza”. E io pensavo che questo era sufficiente. Però mi
avrebbe dato molta più allegria avere la ricchezza dell’esperienza della Chiesa
attraverso il mio Vescovo.
Kiko: Però adesso il
Vescovo della tua diocesi vi accetta il cammino, no?
– P.: Sì, sì.
Kiko: Accetta questo
cammino e non ha nessun problema.
– P.: Sì, ha pure detto
che è ciò che ha più consistenza di quello che ci è nella sua diocesi.
Kiko: Allora perché
credi che non siamo con la gerarchia?
– P.: No, io non dico
che non siamo con la gerarchia. Quello che dico è che il cammino si
arricchirà quando la gerarchia lo prenderà sul serio.
Kiko: Tu sei stato a
Roma quando abbiamo fatto la riunione dei parroci? Lì parlò il Papa
pubblicamente e c’erano presenti vari vescovi. Bene, ti dirò una cosa che
può servire per tutti. Mi dispiace che nel fondo di tutto questo ci sia la
tua situazione psicologica e tutte queste cose, ma i carismi Dio molte volte
non li dà ai Vescovi, li può dare a un tipo qualsiasi. Precisamente se i
vescovi pensassero esattamente come noi, non ci sarebbe bisogno che ci fossimo
noi, il catecumenato, non avremmo una ragione di esistenza. Precisamente
perchè non lo sanno, noi abbiamo una ragione di esistenza. Come disse
l’Arcivescovo Morcillo: “Io non ho ricevuto il carisma, lo avete ricevuto voi”.
In quella riunione c’eri tu. Il Vescovo non è padre dei carismi. L’autore dei
carismi è Gesù Cristo. Il vescovo ha il discernimento dei carismi e decide
se un carisma è da Dio o non è da Dio. Colui che discerne i carismi nella tua
diocesi è il tuo vescovo. E il tuo vescovo non ti può dire di più? Ti ha
detto che questo è quello che ha più forza e più entità nella diocesi, la cosa
più seria che c’è. Egli stesso va aprendo il cammino e dicendo a voi parroci
che potete accettare.Vi sta comandando di fare catechesi, lo stesso vescovo. È
curioso come in te c’è una cosa contraddittoria. In altre diocesi le cose non
staranno così bene, il vescovo ha i suoi dubbi, ma quì il vescovo stà così bene
e invece tu hai molte gelosie perchè noi portiamo il cammino, ti piacerebbe
che lo portasse di più il vescovo. O ti piacerebbe condurlo di più tu?
Perché in definitiva tu hai detto qui che non ti piece avere secondi posti.
Bene, vediamo. Con tutto questo non mi hai risposto alla domanda che ti ho
fatto prima, se tu volevi passare al catecumenato, cioè che autorità dai tu a
questo cammino, nel senso che ti può condurre personalmente alla fede, ad una
fede più adulta.
– P.: In questo
aspetto sì, lo voglio, sì lo credo, però penso che posso creare problemi. Di
questo si potrebbe parlare più lungamente.
Kiko: Che tipo di
problemi?
– P.: Già sapete che
vengo così da altre convivenze ed ancora non l’ho digerito.
Kiko: Ma che cosa
non hai digerito in concreto? Il fatto della legge di Kiko? O il fatto che io
conduca il cammino? Che cosa?
– P.: Sì, questo: il
vedere come di fatto, per lo meno io vedo così, si sostituisce la legge
di Dio con la legge di Kiko. Lo stesso che dico a voi, io l’ho messo in
discussione nella parrocchia e in questo momento io devo parlare al vescovo, e
molto tranquillamente.
Kiko: Vediamo. Se il
Signore ci porta qui tu devi discernerlo come parroco della tua parrocchia.
Devi considerare che il Signore va a creare uno scombussolamento tremendo
nella tua parrocchia e questo disorienterà molto le persone. Se noi apriamo un
cammino, dobbiamo portare una interpretazione della Parola e se stiamo aprendo
un cammino che in definitiva vuole essere per gente non adulta nella fede,
secolarizzata, allora dobbiamo portare una interpretazione della Parola. E
ai Vescovi toccherà, in ultima istanza, sapere se questo è un carisma da Dio, o
se è che io sono un idolatra di me stesso, mezzo pazzo; se qui veramente si sta
facendo del bene alla gente o se la si sta distruggendo. Nessun Vescovo ci
ha proibito mai nulla. E quando giunse il momento che il Papa parlasse, non
credo che abbia detto nulla di negativo, e il Papa non parla a casaccio. Qui in
Spagna non abbiamo fatto nessuna propaganda, né abbiamo voluto parlare di
questo, però il Papa chiamò Mons. Romero de Lema, che è il vescovo di Jesus e
oggi è il Segretario della Congregazione del Clero, e stette tutto un
pomeriggio, circa sei ore parlando di questo cammino, perché questo vescovo è
quello che più lo conosce. Ma bene, tutto questo è il meno importante.
Voglio dirti che tutto questo non ti servirebbe, perchè è un problema tuo,
personale, che ti nasce un poco da questa realtà che hai dentro di te che se
l’hai illuminata è stupendo. Tu forse esponi qui tutto questo forse per
farti notare, però è necessario sapere se questo è illuminato in te. Allora, se
si trova illuminato, se è illuminato che tu nel fondo hai un complesso molto
profondo di inferiorità perché non ti sentivi amato dal superiore, o per
altri motivi, ed hai paura di fare il ridicolo, tutto questo influisce nel tuo
ministero e ti condiziona. Se questo fosse illuminato la prima cosa che
succederebbe è che saresti molto più cauto di fronte a te stesso, alle tue
proprie convinzioni, e ti appoggeresti di più a Gesù Cristo. Non lo so, ne
parleremo se vuoi, però pensa: da altre
convivenze fino ad oggi, tutto questo si trova non illuminato. C’è una zona in
te che non è chiara.
– P.: Il problema
tremendo per me è stato che la maggioranza dei conflitti con la comunità è
venuto da quì, ma forse in altro senso perchè io mi son visto fino ad oggi tra
quello che vuole il mio vescovo e quello che permette il mio vescovo. Ciò
che il mio vescovo voleva era un tipo di parrocchia, e quello che il mio
vescovo permetteva erano le comunità.
Kiko: Ma adesso
hai un vescovo nuovo e questo è già finito. Perché la causa non era questa.
Abbiamo passato la vita lottando con i preti: che se si tocca il calice,
se non si tocca. E risulta che poi abbiamo scoperto che nel fondo non c’era la
questione di “se il vescovo lo permette, o se il Vescovo non lo permette”, ma
era una questione affettiva che non sopportava che un altro lo comandasse. Però
ci sono altri casi e come dici tu molto bene bisogna vedere le condizioni.
Bene, ne parleremo. Vediamo il responsabile. Tu come responsabile, hai visto
se il presbitero ha condotto il cammino, o questi problemi sono stati sempre in
primo piano? Sinceramente.
– R.: Io credo che il
problema viene dall’inizio. Quest’uomo aveva nella sua mente uno stile di
comunità. Allora facemmo con lui alcune riunioni di sposi, di revisione di
vita, e così incominciò a lavorare con noi; però tutta la sua visione era
comunità, comunità. Quindi ci riempie dell’idea di comunità, io un giorno vengo
a Madrid e mi incontro con una comunità di Pio XII. Allora lui disse: “Fate
quello che volete”. Io penso che noi gli abbiamo imposto una comunità che non è
quella che lui aveva in mente. E credo che da lì venga il problema. Per il
resto non ci fa soffrire degli altri problemi. Quando presiede ci situa
pienamente nella celebrazione perchè lui è il primo che la vive.
Kiko: Tu hai visto attraverso
il cammino catecumenale un cambiamento in lui?
– R.: Sì. Lo vedo
perché all’inizio era incapace di soffrire e adesso soffre. Perché abbiamo
avuto grandi scontri, gli ho detto cose molto grosse e le ha sopportate. Vedo
che c’è una forza al disopra di lui che lo fa recuperare.
Kiko: Bene, con
questo finiamo. Io ti dirò che in te vedo un problema affettivo profondo, di
complesso che ti ha “mediatizzato” moltissimo nella vita. Hai avuto
espressioni mentre parlavi, come per esempio “vedermi perfetto”. Non sopporti
una imperfezione. Bisogna scoprire dove sta il non accettare i difetti, l’avere
un atteggiamento di scetticismo perchè stai sopportando una situazione di
comunità quando tu vorresti apparire bene di fronte alla diocesi, che la tua
parrocchia sia la migliore, ecc. Il non poter accettare assolutamente il
ridicolo. Tra quello che non accettavi prima della comunità e quello che
non accetti oggi, non hai potuto dire un cambiamento reale perché sta tutto lì.
In cambio hai speranza di raggiungere questo e hai detto che ti darebbe
molta gioia il poter soffrire come Cristo, essere povero come Cristo.Tutte
cose masochiste di Cristo. È curioso eh? Questo ti può aiutare. La cosa più
importante per te è che tu scopra a questo punto del cammino, nel passaggio al
catecumenato, se questo è un carisma o non è un carisma. Ogni carisma che Dio
dà alla sua Chiesa è per aiutare la Chiesa.Tu forse, per le tue circostanze
psicologiche, per le tue circostanze di vita, o per ciò che sia, puoi
inventarti perfettamente un altro catecumenato, o copia il nostro, quello che
vuoi. Oggi lo stanno facendo molti preti. Poi il tempo dimostrerà quelli che
restano. E io con questo non voglio dire nulla. Puoi farlo perfettamente tu, mi
sembra una cosa molto buona. Però quello che mi sembra strano è che dopo questi
anni, nella città nessuna altra parrocchia ha chiesto catechesi. Questo mi
meraviglia moltissimo. E con te sempre molte lotte e problemi. In questo
momento io ti vorrei chiamare a conversione. Dobbiamo vedere tutti e due insieme
con umiltà, seriamente. Perché se questo è un carisma di Gesù Cristo forse
viene anche per te, per convertirti come sacerdote, perché riscoprire il
battesimo non credo faccia male a nessun religioso, a nessun prete, né a
nessuna persona, a tutti ci fa bene. Ad ogni modo, siccome ci vedremo nella
comunità, parleremo.
Grazie, puoi sederti.
Kiko: Ad ogni modo
è importante, che se qualche fratello vede qualcosa, (noi siamo un cammino
della Chiesa, che si sta aprendo, importante o non importante, lo dirà il
Signore) che lo scandalizza la nostra parola, che non crede che sia
vera, che non sia d’accordo con il fatto che noi consideriamo che passarlo al
catecumenato sia fargli del male, ossia, che tra poco tempo starebbe fuori
perché non ha potuto continuare e sarà frustrato e affonderà, può andare in
altro luogo della Chiesa. Oggi ci sono molti catecumenati. Noi abbiamo avuto
molti macelli. Il parroco di Pio XII ci disse: “Ma che è questo, voi a Messa da
soli, questo è un piacere”. Non accettò il cammino. E se noi non avessimo
difeso il cammino nella sua idiosincrasia, nella sua ragione d’essere, oggi
sarebbe completamente distrutto perché ciascun prete lo avrebbe inventato a suo
stile. Siamo andati avanti come abbiamo potuto, senza alcuna autorità, infatti
io non sono nessuno. Adesso quelli della catechetica stanno inventando un altro
catecumenato, quelli del mondo migliore se ne inventano un’altro, ciascuno a
suo stile, ciascuno si inventa le sue comunità. Alcuni con maggiore impegno
politico, altri con meno, altri con non so cosa, e come più gli piace. Mi
sembra una cosa molto buona che ciascuno stia nel cammino che vuole. Noi
abbiamo questo. Adesso abbiamo una riunione con il Cardinale Tarancòn con
tutti i parroci e presbiteri del cammino nella diocesi di Madrid, che sono
circa 70, per parlare di questo cammino. Adesso, che voglia accettare questo
cammino e crede che è un cammino cristiano che può portare veramente al
cristianesimo, sa che deve accettare questo. Allora, per voi, per
quelli che il Signore chiama e vogliono seguire questo cammino, coloro che
vogliano... Chiaro, questa è una cosa che io dico un pò tristemente, perché?
Perché io penso che la Chiesa primitiva non aveva che un solo catecumenato,
perché il catecumenato è il Battesimo, non c’era differenza tra Battesimo e
catecumenato. Si chiamava catecumenato il cammino del Battesimo. Non ci
potevano essere due battesimi né tre battesimi, né un altro catecumenato in cui
i segni fossero più debolucci. Se c’era un altro catecumenato era quello degli eretici,
che la Chiesa primitiva chiama: “Di coloro che sono usciti di mezzo a noi”. La
prima decomposizione che c’è stata nella Chiesa di Gesù Cristo è stata
precisamente questa: che la gente che stava nella Chiesa primitiva usciva e
faceva un’altra Chiesa per conto suo. Di essi dice S. Giovanni che sono
l’Anticristo e sono usciti di mezzo a noi. Questo, sapete, è una cosa
terribile, perché vedendo la storia della Chiesa primitiva una delle cose che
scandalizza è precisamente la decomposizione in sette: i docetisti, i manichei,
ecc... Non potete immaginare le quantità di sette che sorgono dalla Chiesa
primitiva, che si sganciano e ciascuno diceva che la sua era migliore
dell’altra. Dopo, con la storia, soccombettero; molte di esse sono morte ed ha
continuato al Chiesa vera. Io con questo non voglio dire che il nostro cammino
sarà meglio, sorgeranno altre cose. Io veramente sono sorpreso della comunione
che abbiamo ancora nonostante la diffusione che ha già il cammino.
Conclusione
Dopo la lettura di questi scrutini,
insieme ad un profondo sentimento di pena per tante anime, tra cui anche di
sacerdoti, distrutte psichicamente e spiritualmente, nasce la domanda sul
perché di un silenzio da parte di molte persone che avrebbero dovuto e potuto
parlare.
Di fronte a questi “misteri” non resta che ripetere la preghiera di Gesù: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. (Lc 23, 34).